Perché un negozio online sia a norma e possa esercitare la propria attività, è indispensabile che siano rispettati una serie di adempimenti obbligatori per legge.

I criteri giuridici sono stati definiti nel 2003 dalla Comunità Europea e sono stari recepiti in Italia con il decreto legislativo 70/2003 . In questo decreto si stabilisce che si può cominciare a svolgere attività di commercio online senza particolari autorizzazioni preventive eccetto alcuni casi specifici come i servizi postali.

Tra le altre leggi che disciplinano questo settore troviamo: l’articolo 18 del d.lgs. 114/1998  che contempla le varie possibilità di vendita al dettaglio online; il d.lgs. 185/1999 sulla tutela dei consumatori negli acquisti online; il d.lgs. 59/2010  che recepisce una direttiva della Comunità Europea ed è volto a favorire l’eliminazione di barriere all’accesso e allo sviluppo di servizi tra gli Stati membri dell’Unione.

Il commercio elettronico non riguarda esclusivamente il momento del contatto tra acquirente e venditore, ma si amplia anche a tutte le fasi della distribuzione fatta eccezione per la consegna. Tra i diritti del consumatore, vi è l’obbligo di informazione sul diritto di recesso, di come esercitarlo, dell’esplicazione attraverso caratteri tipografici chiari di dimensioni non inferiori alle altre informazioni, con possibilità di stamparle e riceverle via mail. Il diritto di recesso è di 10 giorni, ma si estende a 90 giorni qualora queste informazioni si rivelino errate o incomplete.

Perché all’attività vengano imposte le condizioni definite dalla legge, essa deve essere un’attività professionale e non occasionale che deve prevedere l’acquisto di beni o servizi finalizzati alla rivendita, l’attività saltuaria invece non è soggetta alla normativa di commercio.

Di seguito indichiamo i vari passaggi necessari per vendere beni e servizi online.

  1. Aprire una partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate. In caso di società, va aperta tramite notaio con spese maggiorate;
  2. Iscrizione all’Inps. L’Agenzia delle Entrate comunicherà i dati all’Inps in automatico, quest’ultima vi comunicherà un codice contribuente che obbliga al pagamento dei contributi previdenziali ogni tre mesi;
  3. Acquisto del dominio web. Vale a dire lo spazio web e relativo indirizzo in cui sarà organizzato il negozio online, sia proprio che in appoggio ad altri siti;
  4. Il titolare deve presentare, presso il proprio Comune di residenza o presso il comune sede della persona giuridica, una dichiarazione di inizio attività produttive (DIAP, ex modulo Com 6bis) secondo quanto indicato dal suddetto d.lgs. 59/2010. Nella DIAP devono comparire alcuni requisiti come quello di capacità ed onorabilità, l’assenza di condanne penali e fallimenti, si devono indicare il settore merceologico ed il dominio web. Il dominio va indicato anche se ci si appoggia su siti esterni, come ad esempio nel caso del negozio su eBay. Assieme al DIAP si deve inviare un bollettino che attesti il pagamento delle spese di tesoreria. Fatto questo, l’attività può cominciare subito senza ulteriori attese.
  5. Iscrizione presso la CCIAA, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura. Una volta a disposizione di partita Iva e DIAP, si può iscrivere l’azienda presso la Camera di Commercio provinciale. Se si vuole vendere prodotti alimentari, è necessario superare un corso abilitante tenuto dalla ConfCommercio; i documenti di autocontrollo HACCP, sempre per quanto riguarda i prodotti alimentari, vanno conservati presso la sede e messi a disposizione in caso di controllo ASL.
  6. Intestare un conto corrente specifico per la ditta, indispensabile per pagare contributi ed IVA con il modello F24 online;
  7. Prevedere le altre necessità che sono tipiche anche del negozio tradizionale: rivolgersi a un commercialista per adempimenti fiscali; acquisto e registrazione di libri contabili; acquisto di blocchetti per ricevute e fatture.